IL LOGO DEL PROGETTO LUISA
In ambito aerospaziale la mission patch è letteralmente la “toppa di missione”, a volte chiamata logo, ovvero quel pezzo di stoffa ricamata con disegni e scritte colorate che si cuce sulla parte frontale e sulle maniche dei giubbotti dei piloti o delle tute degli astronauti. Il disegno consta solitamente di una raffigurazione pittorica dei mezzi utilizzati contornata dal nome della missione e a volte da un aforisma che ne racchiude il principio ispiratore.
Per il progetto LUISA ho scelto il nome di mia madre perché ho amato la mia creazione lavorandoci nella maggior parte del tempo libero anche quando ero esausto, come solo una mamma con i suoi figli può fare. Al centro del logo c’è una raffigurazione del trasmettitore, dei pannelli solari e del pallone ad elio al quale sono vincolati per viaggiare intorno al mondo. In basso si staglia l’inconfondibile sagoma a stivale del Sud Italia con un puntino luminoso che indica la “base” di lancio: il piccolo paese di Monteiasi, dove svetta anche il Tricolore italiano! Accanto al trasmettitore un uccello di passaggio è sbalordito dal vedere un dispositivo così minuto: il tramettitore radio più piccolo mai lanciato in Italia! Sullo sfondo stellato una luna nuova ci rammenta il 50° anniversario del primo allunaggio del 21 Luglio 1969.
Sopra tutto campeggia l’aforisma latino crescit audacia experimento (l’audacia cresce con l’esperienza), tratto da un racconto di Plinio il Giovane (*), che vuol essere un’esortazione allo studio, alla sperimentazione e alla conoscenza delle materie da cui siamo affascinati.
(*) Accedunt et adludunt et appellant, tangunt etiam, pertrectantque praebentem. Crescit audacia experimento. Maxime puer, qui primus expertus est, adnatat nanti, insilit tergo, fertur referturque, agnosci se, amari putat, amat ipse; neuter timet, neuter timetur. Huius fiducia, mansuetudo illius augetur. Si avvicinano al delfino, giocano con lui, lo chiamano, arrivano persino a toccarlo, ad accarezzarlo, mentre lui li lascia fare. Cresce l’audacia con l’esperienza. Soprattutto quel ragazzo, che per primo aveva provato, nuota accanto al delfino, gli monta sul dorso, va e viene, crede di esser riconosciuto dall’animale, di essere amato e di amarlo; nessuno dei due ha paura, nessuno è temuto; cresce la fiducia dell’uno col crescere della docilità dell’altro. (da “Il delfino d’Ippona”, Plinio il Giovane, Epistularum Libri Decem, IX, 33, 2-5)